SNAI SCOMMESSE

Diritto d’autore, Italia, streaming e Sky: la rivoluzione dei diritti-tv




La sentenza della corte di giustizia UE in seguito all’abolizione dei limiti territoriali nei paesi dell’Unione Europea, ha aperto un nuovo scenario, soprattutto in ottica streaming. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che…

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La sentenza della corte di giustizia UE in seguito all’abolizione dei limiti territoriali nei paesi dell’Unione Europea, ha aperto un nuovo scenario, soprattutto in ottica streaming. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che non è illegale per i privati cittadini comprare schede decoder e abbonamenti a emittenti satellitari stranieri per la visioni di partite di calcio (leggi qui l’articolo completo). Tutta la Rete si sta interrogando sulle possibile conseguenze, l’hanno fatto molti avvocati, Punto-Informatico e gli amici di Coolstreaming. Vediamo di riassumere i concetti principali.

Per i giudici europei, il sistema che vieta ai telespettatori di seguire le partite con una scheda di decodificazione in altri Stati membri è contrario alla “libera prestazione dei servizi” e alla concorrenza nell’Unione. Tanto più che, ha aggiunto la Corte, la Premier League non può reclamare alcun diritto d’autore sugli incontri calcistici, che non possono essere considerati alla stregua di “creazioni intellettuali”.

Il principio potrebbe esseredevastante” per il sistema di esclusive territoriali (monopolio) messo in piedi da Sky Italia a suon di milioni di euro e appare in grado di mettere in crisi il florido mercato dei diritti-tv sulle partite di calcio nostrane. Qualsiasi blocco delle trasmissioni è da ritenere contrario ai principi della libera circolazione. In parole povere ognuno può utilizzare decoder e schede sat straniere comprate legalmente pagando molto meno rispetto a quello richiesto da Sky. Oltre a spingere per una riforma del sistema di licenze impiegato per la vendita degli eventi sportivi, questa sentenza incoraggia all’apertura al libero accesso non solo dei servizi televisivi, ma anche di quelli online e in particolare allo streaming. Vediamo come.

Leggiamo le considerazioni fatte dall’avvocato Fulvio Sarzana, dello Studio Legale Roma Sarzana & Associati.

  • La sentenza dichiara espressamente che gli eventi sportivi non costituiscono creazione intellettuale e, laddove invece inquadrati dalla normativa nazionale nel sistema dei diritti di proprietà intellettuale, non possono essere oggetto di limitazioni di utilizzo da parte del titolare di diritti ( sia esso la Lega Calcio ovvero l’emittente satellitare) su base territoriale, con il pretesto della giusta remunerazione dei titolari dei diritti.
    Il dictum della Corte porta come conseguenza a mio modesto avviso, che se io acquisto su internet una partita ad un prezzo di dieci volte inferiore da una piattaforma greca (analogamente a quanto previsto dalla Corte in relazione alle schede da inserire nel decoder) posso tranquillamente godermi lo spettacolo in lingua greca e ad un prezzo molto più basso. Il principio della libera circolazione dei servizi deve valere infatti in un pub inglese come sulla rete.
  • Il provvedimento dovrebbe portare con sé anche le conseguenze che i diritti tv delle partite (su internet come nel mondo tradizionale) si potranno diversificare a seconda della lingua e dell’audience, rispettando però i principi di libera circolazione dei servizi e i principi della libera concorrenza tra emittenti non più solo nazionali ma anche transnazionali. Ci sarà probabilmente una parcellizzazione dei diritti di trasmissione degli eventi con un calo del valore dell’esclusiva nazionale che probabilmente non sarà più praticabile. L’emittente satellitare quasi-monopolista avrà sicuramente qualche problema in più rispetto al passato.
  • I procedimenti penali pendenti in Italia nei confronti dei portali che ritrasmettono partite di calcio provenienti da portali europei che le hanno legittimante acquistate (se le partite vengono acquistate dagli utenti dallo stesso portale che le ha legittimante acquisite) dovrebbero tenere conto dei principi della sentenza europea (tra l’altro uno dei procedimenti intentati era proprio di natura penale). Il comportamento di chi consente ai cittadini dell’Unione di avvalersi su internet di un evento sportivo a minor prezzo rispetto a quanto venduto dall’emittente satellitare nazionale non dovrebbe essere più considerato un illecito, come invece ( in relazione ad eventi sportivi trasmessi da canali televisivi cinesi su internet) è accaduto, e accade ancora, al giorno d’oggi in diversi procedimenti penali sparsi all’interno del territorio italiano.

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