SNAI SCOMMESSE

Sky, Rai e Mediaset con il Decreto Romani e l’Agcom vogliono uccidere le web-tv in streaming




In Italia ci sono circa 5.000 piccole emittenti in Rete. Ora il Governo e Agcom hanno messo a punto un regolamento per soffocarle ed evitare che diano fastidio a Mediaset, Rai e Sky. Il mondo…

SNAI SCOMMESSE

In Italia ci sono circa 5.000 piccole emittenti in Rete. Ora il Governo e Agcom hanno messo a punto un regolamento per soffocarle ed evitare che diano fastidio a Mediaset, Rai e Sky. Il mondo delle web tv italiane è in fibrillazione: dopo l’approvazione del decreto Romani tutte le web-tv indipendenti sono a serio rischio estinzione ed entrare in questo momento sarebbe quasi impossibile.

L’Agcom, seguendo le direttive del provvedimento, ha emanato due delibere (n. 258/10/CONS e la n. 259/10/CONS) ed il quadro si fa più delineato: appena entrate in vigore le norme le web-tv dovranno chiedere all’Agcom due tipi di autorizzazione: quella per trasmettere in modalità streaming e quella per trasmettere in modalità on-demand. Il costo di ogni domanda però costa ben 3.000 euro l’una. A cui aggiungere la solita sfilza italiana di carte bollate e burocrazia.

Sono previste inoltre mega-sanzioni per chi sbaglia qualcosa. Va anche peggio alle emittenti che fanno trasmissioni lineari (cioè con un vero palinsesto e non solo con video on demand): dovranno attendere 60 giorni un’autorizzazione di Agcom, prima di cominciare. Le nuove regole trasformeranno Internet in una grande tv. Alla fine a fare video informazione e intrattenimento resteranno solo proprio i signori della tivù tradizionale. Perchè questo decreto è estramente negativo e a limite censura?

Tutte queste web-tv soggete a tale regolamentazione, non le trovate sul digitale terrestre né sul satellite, ma solo sul Web. Il decreto Romani regolerà il fenomeno con criteri presi di peso dal mondo della tv tradizionale. Che l’effetto sia censorio nei confronti delle web-tv indipendenti è palese da quando l’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ha scritto le prime regole attuative del decreto.

L’entry level dettato anche dall’abbattimento dei costi del digitale ha favorito in questi mesi una crescita a tre cifre e una professionalizzazione delle italianissime web tv. Il rischio che questo schema di regolamento pone è la chiusura, in un terreno come quello della Rete dove la democrazia partecipativa informativa dovrebbe essere invece tutelata.

Per essere soggetti al decreto basterà che la piccola emittente incassi qualcosa (anche solo un piccolo contributo del negozietto di fronte o un semplice banner pubblicitario). Se poi la web-tv pensasse di non ricadere nella normativa perchè no-profit, l’Agcom potrebbe anche pensarla diversamente e comminare una pazzesca multa il cui importo può variare tra 15 mila a due milioni di euro! Come sparare ad una mosca con un cannone

Ovviamente c’è estrema tristezza, sconcerto e rabbia dei responsabili delle piccole web-tv italiane che sono oggi oltre 5.000 di cui 350 semi-professionali. E’ un colpo basso portato al cuore di queste realtà che stanno avendo enorme successo e quindi minano il dominio di Sky, Mediaset e Rai. E’ una evidente manovra speculativa: fatta piazza pulita, in un modo o nell’altro, delle realtà locali esistenti, i grossi gruppi televisivi potranno procedere alla colonizzazione massiccia del settore.

Negli Stai Uniti, ad esempio, queste mini reti hanno già 150 milioni di utenti video online previsti nel 2010 e lì è suonato un grosso campanello d’allarme per la tv tradizionale. Il consumo tipico di Web tv è passato nelle ore serale ed è diventato di 15 minuti al giorno (nel 2009 era a pranzo e di 3-5 minuti). Basta questo per dire quanto la web-tv e lo streaming siano potenti e protagnositi indiscussi dei media futuri.


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